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Oratorio di San Pietro Martire - Melazzo (AL) officiato dalla Confraternita della SS. Trinità di Melazzo Autoreferenze
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piu antica attestazione nella diocesi di Acqui relativa al culto di
San Pietro Martire (1) risale alia prima
meta del secolo XIV. II domenicano Jacopo
d'Acqui, autore del "Chronicon
imaginis mundi" (1330),
donò alia Chiesa d'Acqui un codice, da lui commissionato,
contenente anche la biografia del martire domenicano, scritta dal
confratello Tommaso da Lentino,
Patriarca di Gerusalemme.
La
carenza di documentazione e le profonde modifiche strutturali non
permettono di datare l'origine dell'Oratorio
di San Pietro Martire che, secondo la tradizione locale,
risale al XIV secolo. L'edificio
e contiguo alla chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo ,
ricostruita tra il 1757 e il 1759
sulle vestigia dell'antica chiesa di Santa
Croce.
In un elenco dei benefici diocesani risalente al XV secolo l'oratorio non e citato, ma forse solo perchè questo tipo di strutture non era legato a benefici ecclesiastici. All'interno dell'Oratorio e conservata una reliquia insigne del Santo titolare che potrebbe esservi giunta prima del 1340 quando le spoglie di San Pietro Martire, con l'eccezione del capo, vennero tumulate in S. Eustorgio a Milano. Di certo sappiamo che nel 1402 il domenicano San Vincenzo Ferreri evangelizzò nel marchesato di Monferrato, cui Melazzo apparteneva, ed e possibile ritenere che il fervore suscitato dalle sue predicazioni abbia portato alia costituzione o alia rinascita della confraternita. Almeno dal 1577, quando il Visitatore Apostolico prescrive «... Si provedino questi fratelli quanta piu tosto della sua regola di Milano, la quale seguitino a tutto il potere, et dell'ufficio della Madonna, il quale recitino et cantino, lasciando le sue antiche cantilene, et aiutino il rettore della chiesa in insegnare la festa a figliuoli la dottrina Christiana „.», l'oratorio risulta officiato dalla Confraternita dei Disciplinanti, aggregata nel 1589 all'Arciconfraternita della S.S. Trinità in Roma. ![]() I confratelli, come si può vedere in un quadro conservato nella parrocchiale, indossano una cappa rossa ed un mantello verde. Uno dei loro doveri era quello di questuare frumento per la confezione di focacce da distribuire durante la settimana santa. Nella visita del 1585 viene elencato l' « oratorio di San Pietro de disciplinanti di detto loco de Melazzo» L*
Oratorio, riedificato probabilmente nel corso
del Seicento con un'architettura semplice ed essenziale,
venne completato nel secolo successivo, epoca cui risalgono la
raffinata decorazione interna e la maggior parte dei pregevoli
arredi: purtroppo, non essendo disponibili i registri della
Confraternita, mancano, allo stato attuale, notizie relative alle
maestranze che vi operarono. Molto piu documentate, invece, le
vicende del XIX secolo.
Nel 1887 i confratelli dovettero
aprire una sottoscrizione «... per far fronte ai guasti
provocati dal terremoto del 23 febbraio
quando ripetute scosse fecero diroccare ilsoffitto al di sopca
dell'Altare ...»
Dopo cent'anni, nel 1997, si conclusero gli ultimi restauri promossi dall'attuale Arciprete don Tommaso Ferrari Si accede all'Oratorio attraverso il severo portale con lesene e capitelli di ordine ionico ingentilito dai settecenteschi intagli degli antoni. L'intemo e costituito da un'unica aula rettangolare ornata da raffinati stucchi di gusto rocaille che ne incorniciano, con delicati colon, le pareti e la volta. I dorsali, le panche, il pulpito, i banchi, la tribuna formano un'insieme elegante ispirato alle austere forme di un tardissimo barocco. Sull'altare, realizzato in pregiati marmi policromi arricchiti da finissimi intarsi, la pala raffigura la Vergine con il Divino Infante attorniati dai Santi Paolo, Pietro, Pietro Martire, Lorenzo e Guido (patrono della diocesi di Acqui), secondo tradizione nato nel 1004 a Melazzo). La statua di San Pietro Martire, commissionata nel 1830, è opera dello scultore genovese Giovanni Battista Drago; i quadri, dell'acquese Pietro Garelli, raffiguranti “La Cena del Signore” e “La lavanda dei piedi” risalgono al 1888. II crocifisso processionale , i fanali, le mazze priorili, vengono acquistati o restaurati a Genova nella prima meta dell'800. Stucchi, marmi, tele e suppellettili si integrano armoniosamente nel formare una delle piu pregevoli testimonianze degli influssi artistici present! in una "zona di confine" qual' era l'Acquese grazie all'opera di minusieri monferrini, di orafi alessandrini - e quindi lombardi - di argentieri e scultori genovesi, senza trascurare il rilevante apporto delle maestranze locali. In questo sobrio edificio grazie alia cura del parroco e dei confratelli e con il contributo delle istituzioni si sono conservate, e verranno tramandate, come racchiuse in uno scrigno, le documentazioni, umili o preziose, della pietà e della devozione, del gusto e della sensibilità artistica degli antichi cittadini di Melazzo che seppero, in tempi costantemente difficili, a costo di notevoli sacrifici (non erano di certo doviziosi) seguire I'esortazione di San Gregorio Magno, Dialoghi (1,2), operando ad maiorem Dei gloriam. ![]() |