A proposito di aspetti paganeggianti ..... e non   !!

cassa processionale di San Rocco  - Bandita di Cassinelle (AL)
La danza di San Rocco
Le nostre terre, a conoscerle nelle loro antiche tradizioni, riservano sorprese di grande valore umano, storico, religioso; è il caso della Festa di San Rocco a Bandita, piccola comunità che, pur facendo parte del Comune di Cassinelle, gode da sempre di una sua autonomia.
Ogni anno,il 16 di agosto, Bandita festeggia il suo Patrono, San Rocco, con una solenne processione che si conclude in maniera del tutto inusuale con una  danza, espressione di una religiosità popolare di tempi molto antichi.
Già durante la sfilata per le vie del paese la banda musicale ha ritmato il passo dei portatori della statua, secondo un uso che era comune, fino a qualche anno fa, a quasi tutti  i nostri paesi; non dimentichiamo che ancora una cinquantina di anni fa, nella ricorrenza della festa patronale, si costituivano gruppi di portatori per contendersi, in un pubblico “incanto”, il privilegio di portare a spalle la statua del patrono e che dimostravano la loro forza e bravura muovendosi ritmicamente, “fand’la balé”, come si diceva in dialetto, fino al ritorno in chiesa.
Alla Bandita, invece, l’azione liturgica si conclude sul sagrato antistante la bella chiesa: i sacerdoti celebranti si dispongono davanti al portale della stessa, i fedeli in cerchio lungo il perimetro della piazza, con le Confraternite convenute nelle loro cappe multicolori in prima fila, ognuna con il suo Crocifisso processionale, al centro restano i  portatori che reggono sulle spalle la statua di San Rocco. Il complesso musicale attacca una “corrente” vivace e cadenzata, al ritmo crescente della quale cominciano a muoversi gli otto portatori reggendo sulle spalle i quasi 200 chilogrammi della sacra immagine. Si muovono con passi codificati, in una perfetta sincronia, indispensabile per mantenere in equilibrio la statua del Santo e la loro danza progressivamente coinvolge i portatori delle Confraternite.
Questi, “innalzato il Cristo in crocco” (crocco è il nome dell’imbragatura necessaria per portare le grandi Croci) iniziano a loro volta a muoversi , ed a ritmo della musica,  intorno alla statua, che viene così a trovarsi al centro di un circolo di Croci mentre i fedeli partecipano con incitamenti ed applausi.
La danza dura una ventina di minuti, al limite delle possibilità fisiche dei portatori e la cerimonia termina con le parole e la benedizione del sacerdote celebrante.
Chi ha avuto la fortuna di assistervi, si è reso subito conto, anche se non credente, che non ci si trova in presenza di una manifestazione folcloristica né, tantomeno, di un semplice spettacolo. La danza di San Rocco a Bandita è espressione genuina di una religiosità popolare vera che affonda le sue motivazioni nei secoli, anzi nei millenni.
Per comprendere questo rito popolare dobbiamo infatti risalire ad oltre 2000 anni fa, nella Roma repubblicana, dove alla metà del sesto mese dell’anno secondo l’antico calendario si celebravano le feste in onore del dio Conso, protettore dell’agricoltura. Erano feste legate alla conclusione del raccolto delle messi e alla fertilità della terra, durante le quali  contadini, servi, schiavi ed anche gli animali da lavoro riposavano. In quei giorni i padroni concedevano non solo riposo ma anche gratifiche e cibi speciali, ed il popolo festeggiava con cortei di animali infiorati, scampagnate  banchetti e balli. Con  l’avvento al potere di Augusto, il mese venne chiamato in suo onore Agosto e le feste “Consualia” divennero “ le ferie di Augusto”, il Ferragosto, una delle festività popolari più sentita e celebrata in tutto l’impero, l’unico vero periodo di riposo nell’anno.
Quando il Cristianesimo venne affermandosi, la Chiesa non tentò neppure di cancellare una festa tanto cara al popolo ma, come in altri casi, la cristianizzò, assorbendola e trasformandola nella celebrazione dell’Assunzione in cielo della Vergine Maria che, terminata la sua vita terrena, fu elevata alla gloria celeste con l’anima e con il corpo. Questo non portò a dimenticare le espressioni tipiche della festa pagana, che vennero in parte incluse nella nuova festa, trasformandosi in grandi processioni, pellegrinaggi a santuari, banchetti e balli che si inserirono nelle manifestazioni religiose popolari.
Sul finire del Medioevo dopo il 1380, si diffuse in tutta Italia il culto di San Rocco, protettore dalla peste, taumaturgo guaritore, protettore degli animali; la sua festa venne fissata al 16 agosto e fu perciò assorbita nei festeggiamenti religiosi e civili del ferragosto, trasmettendo a questa ricorrenza liturgica quei caratteri di festa popolare ereditati dall’antichità  e che, dopo tanti secoli, sono giunti fino a noi e dei quali la danza di Bandita è ancor oggi espressione.
La danza è stata la prima manifestazione artistica del genere umano perché ha come suo strumento il corpo; attraverso la danza l’uomo, da sempre alla ricerca della propria unità interiore, riscopre la corporeità come luogo delle relazioni col mondo e con Dio. Danzare è stato ed è parte dei rituali di preghiera in tante parti del mondo ed è momento di aggregazione della collettività nelle feste.
Nel Cristianesimo la vita di fede è stata frequentemente concepita solo come l’osservanza di alcuni obblighi e prescrizioni, dimenticando che la vita è un dono dello Spirito, rappresentato nei Vangeli con immagini vive: fuoco, acqua, vento. Lo Spirito soffia sull’umanità e suscita la bellezza che si manifesta nelle forme dell’arte e la Chiesa insegna che l’arte può rendere vicino e percepibile il mondo dell’invisibile. La bellezza, infatti, come sostiene un grande Pontefice, Giovanni Paolo II, “ è richiamo al trascendente: E’invito a gustare la vita e a sognare il futuro. Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell’arcana  nostalgia di Dio….”
 In quest’ottica anche la danza espressione di religiosità si configura come apertura al trascendente, come proposta di preghiera; è viva manifestazione della vitalità, dell’esultanza e della festa di un popolo, che vive i rapporti in modo naturale, in cui tutte le dimensioni umane sono perfettamente integrate: istinti, mente, cuore, spirito. Ed è una forma di devozione concreta più che un semplice simbolo, poiché il danzatore tende ad esprimere rispetto e supplica nei confronti del divino, interagendo direttamente con esso.
Già nella Bibbia la danza assume un profondo senso del sacro: sia danza di ringraziamento, come quella di Miriam per l’attraversamento del Mar Rosso, siano quelle celebrative per le vittorie sui nemici, sia la danza di lode di Davide davanti all’Arca dell’Alleanza.
Esaminando queste forme di religiosità sotto l’aspetto sociale, nelle feste, in particolare nelle tante che si organizzano in tutta l’Italia in onore di San Rocco, si realizza una forte coesione di gruppo tramite l’organizzazione degli eventi e la lunga preparazione che precede l’esecuzione corale di una danza. E’ dunque un momento determinante nella vita di una comunità e nello svolgimento del ciclo annuale della sua esistenza.
Nell’ambito delle autorità della Chiesa Cattolica va prevalendo, dopo il Medioevo, nei riguardi di questa forma di religiosità una sempre più avvertita diffidenza, nonostante sopravvivono oltre le popolari anche delle danze del clero, che rivestono carattere paraliturgico e sono eseguite nei chiostri in occasione delle festività più importanti. Si salvano ad oggi quasi esclusivamente quelle legate al culto di San Rocco, specie nella regioni del Sud, e sono sottoposte all’osservanza di due precise condizioni fissate dalla Chiesa stessa: la prima è che,  essendo il corpo un riflesso dell’anima, la danza deve esprimere sentimenti di fede ed adorazione perché possa essere considerata una preghiera; la seconda è che la danza deve essere sottoposta al controllo ed alla disciplina fissata dalla competente autorità ecclesiastica.
A Bandita, forse, di tutte queste antiche radici ci si preoccupa poco: Confraternita e popolazione continua ad onorare e festeggiare San Rocco come fecero padri e nonni per tanti secoli, con lo stesso affetto e con gli stessi riti. Noi tutti dobbiamo ringraziarli di questa loro fedeltà che ha permesso di far rivivere nel 2000 tradizioni e sentimenti che si perdono nel tempo e che costituiscono una preziosa testimonianza di fede e di tenace devozione.